“Laccio californiano”
“Volo d’Angelo”
“Tecnica di spaccacervello”
Queste sono solo alcune delle incredibile mosse che, nei primi anni 80, entravano per la prima volta nelle case degli italiani, attraverso la cosiddetta Tv libera, e ci presentavano un mondo nuovo, diverso, il catch dal lontano Giappone.
La voce, quell’inconfondibile tono serio e pieno di passione, che travolgeva con la foga della sua cronaca gli spettatori pronti a sintonizzarsi dopo la celebre sigla “Catch the catch” dei Condors, era propria la sua, quella del prossimo nome ad essere introdotto nella Italian Wrestling Hall of Fame: Tony Fusaro.

Esperto di doppiaggio (sua è la voce, ad esempio, di Ken Falco, protagonista dell’omonimo cartone animato), oltre che attore per cinema e Tv, voce radiofonica e – appunto – commentatore sportivo, fu lui la prima persona che in Italia credette nelle potenzialità di un nuovo spettacolo come il wrestling, anzi, il “catch”, portando nelle Tv private match ed immagini direttamente dalla New Japan Pro Wrestling di Antonio Inoki.
Fu così che personaggi come Hulk Hogan, André the Giant, Tatsumi Fujinami, Kengo Kimura ed appunto il grande Inoki entrarono nel cuore degli italiani, tanto da generare un seguito così importante da dare vita a fan club e riuscire persino nell’incredibile traguardo di portare la promotion nipponica a Roma, la stessa città che adesso giustamente lo introdurrà nel posto che pensiamo gli spetti di diritto.
Spesso affiancato dalla moglie, la collega Cristina Piras con cui leggeva anche la posta degli appassionati, e dal Maestro De Angelis che forniva quel tocco di referenzialità e tecnica alla trasmissione, Fusaro è stato il primo soprattutto a dare una seria legittimazione ad uno spettacolo che offriva la lotta libera non solo come mero sport, ma anche come puro spettacolo di intrattenimento.
Ogni appassionato di wrestling della penisola deve molto a lui ed a quella sua scommessa, quasi quaranta anni fa, quando – aprendo uno scatolone con dei nastri – scoprì proprio la NJPW, innamorandosene e decidendo di proporla ad un pubblico che amava Jeeg Robot, Daitarn 3 e Mazinga: una scommessa che possiamo dire vinta.
Francesco Zamori
