A sei anni si appassiona all’Uomo Tigre, pochi mesi dopo scopre che Inoki e Tiger Mask esistono davvero e scocca la scintilla col wrestling giapponese. A undici anni scopre quello americano e la passione non lo abbandonerà più. A diciannove va a studiare in Inghilterra, da cui proviene sua madre e ci vivrà, con qualche interruzione, fino ai ventinove anni. In una di queste, quando ne aveva venticinque e si trovava in Italia, diventa lottatore e debutta, nel 2001, assieme a un’altra dozzina di ragazzi, in quello che pensavano fosse il primo spettacolo di lotta libera professionistica in questo paese, di tutti i tempi. Si ritira nel 2008, esce dall’ambiente, ci rientra e ci riesce più volte e nel frattempo svolge qualunque possibile tipo di incarico all’interno di uno spettacolo. Nel 2013 scopre che no, qualche spettacolo in Italia c’era stato ma sul momento ci fa poco caso. Scoppia la pandemia e con tanto tempo a disposizione scopre che di lotta, nel nostro paese, ce n’era stata tantissima. E da allora trovare quante più informazioni possibili, rintracciare parenti e possibili superstiti diventa il suo mantra. Dal 2021 pubblica tutto quello che trova sulla sua pagina Facebook, “Il Drago fa ricerche sul wrestling italiano” e ci sta scrivendo un libro. Qualcuno asserisce che a completarlo non ci riuscirà mai, come una tela di Penelope, ma noi vogliamo credere che prima o poi ce la farà
